Lui & Lei
Il sapore proibito dell’estate
26.09.2025 |
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"La sua lingua, fresca e sapiente, esplorò la mia bocca con un misto di dolcezza e una malizia che mi fece perdere completamente la testa..."
L’estate dei miei 19 anni profumava di salsedine e di libertà. Finiti gli esami, con un gruzzoletto messo da parte grazie a qualche lavoretto ben pagato, decisi di regalarmi una vacanza da solo. Insieme a un amico, affittammo per due settimane di luglio un monolocale in un’affollata località balneare della Toscana.Le mie giornate avevano un ritmo lento e sensuale: mi svegliavo presto, amavo il sole del mattino e il mare ancora quieto. Evitavo le discoteche fino all’alba, a differenza del mio coinquilino. Preferivo osservare. E la spiaggia era un teatro meraviglioso. Il mio sguardo, inevitabilmente, era catturato dalle donne più mature, tra i trenta e i cinquant'anni, spesso sole con i figli in attesa dei mariti. Donne consapevoli del proprio corpo, che si stendevano al sole con una sicurezza che mi affascinava. Mi deliziavo ad ammirare le curve avvolte da succinti bikini, immaginando la pelle calda sotto i miei palmi.
Come ogni mattina, ero al bar del bagno per la colazione. Non c’erano tavoli singoli, ma lunghi tavoloni comuni. E quella mattina, di fronte a me, si sedette lei. Una mora con occhiali da sole firmati e un bikini arancione che accendeva la sua pelle olivastra. Anche attraverso le lenti scure, sentivo il peso del suo sguardo su di me. La sua corporatura era snella, ma il reggiseno del costume sosteneva due seni pieni e fieri, al punto che i capezzoli eretti sembravano sfidare la stoffa.
L'avevo già notata mentre camminava: gambe lunghe e affusolate, piedini eleganti infilati in sandali col tacco. Le lanciò un'occhiata prolungata, poi, finito il cappuccino, me ne andai, cercando di non voltarmi.
Il giorno dopo, si sedette di nuovo davanti a me. Un sorriso appena accennato.
"Buongiorno. Vedo che anche lei è mattiniera", dissi, rompendo il ghiaccio.
"Buongiorno. Sì, porto mio figlio al baby club. Un po' di pace è quello che ci vuole", rispose, con una voce calda e roca.
"Stefano. Anch'io sono in cerca di tranquillità."
"Francesca", si presentò, allungando una mano. Il suo tocco fu breve, ma elettrico. "Sono qui con mio figlio. Aspetto mio marito che arriva per le ferie."
Chiacchierammo con una facilità sorprendente. 34 anni, insegnante, marito con un'azienda di allestimenti camper. Le proposi di condividere l'ombrellone e accettò senza esitazione.
Nei giorni seguenti, l'intimità crebbe. Fino a quella mattina in cui, con un tono casuale, mi chiese: "Mi passeresti la crema sulla schiena?".
Si mise seduta sulla sdraio, io mi inginocchiai dietro di lei. La sua pelle era vellutata e calda. Sfilai con delicatezza il laccetto del bikini.
"Slaccialo pure, se ti dà fastidio", sussurrò lei, trattenendo le coppe con le braccia.
Il mio cuore batteva all'impazzata. "Hai una schiena magnifica", mormorai, massaggiando la crema lungo la sua colonna vertebrale.
"Che bel complimento, da parte di un ragazzo così attraente", rispose, e nel suo sorriso c'era un'ammissione.
Spingendomi un po' oltre, scesi con le dita fino all'orlo dello slip, spostandolo leggermente. Non si oppose. Incoraggiato, risalii lungo i fianchi, sfiorando con i pollici il confine inferiore dei suoi seni, ora liberi dal reggiseno.
"Adesso non esagerare", mi redarguì, ma il suo tono era complice, non di rimprovero. Riallacciò il costume.
"Visto che ho le mani unte, se ti giri, te la metto anche sulle braccia", azzardai.
Si girò senza dire una parola, offrendomi le sue braccia. Il mio tocco divenne un vero e proprio massaggio, dalle mani alle spalle, fino alla base del nuca. I suoi respiri si fecero più profondi, il petto si sollevava e si abbassava ritmicamente.
"Uhm, che piacere", sospirò. "Mi farei massaggiare per ore."
"Sono tutto al tuo servizio", dissi, con una malizia che non cercai di nascondere.
"Non ne dubito affatto", replicò, sollevando gli occhiali per fissarmi con uno sguardo intenso e carico di promesse. Poi, bruscamente, guardò l'orologio.
"Devo andare, ho un appuntamento." Si alzò di scatto.
"Ma ho appena finito!" protestai.
"Non importa", disse, allontanandosi a passo svelto. "Ci vediamo domani."
Quel "domani" non arrivò. Passai una giornata di febbrile attesa, chiedendomi se avevo osato troppo. La rividi solo il giorno dopo. A colazione, il suo sguardo era serio.
"Senti, Stefano", iniziò, una volta sotto l'ombrellone. "Sei un ragazzo magnifico, e mi piaci. Molto. Ma io sono una donna sposata, con un figlio. Non ho mai tradito mio marito. Quindi, per favore, non farti illusioni."
Feci finta di arretrare.
"Il mio interesse è solo amichevole, Francesca. Te lo prometto."
"Bene. Allora, 'amico'", sorrise, "la prossima volta che ti chiedo la crema, limitati alla schiena."
Trascorremmo altri giorni in una tregua sospesa, fatta di chiacchiere e sguardi carichi di un desiderio che non osavamo più nominare. Poi, arrivò quel giovedì. Suo marito sarebbe arrivato il giorno dopo, e io sarei ripartito di lì a poco.
Quella mattina Francesca era insolitamente silenziosa.
"Devo andare al bagno", disse a un tratto. "Mi accompagni? Non so dov'è."
La richiesta mi parve strana, ma accettai. La condussi tra le file delle cabine, fino alla porta dei servizi.
"Eccoli lì", indicai.
Lei aprì la porta, poi, prima di entrare, mi fece cenno di avvicinarmi.
"Entra con me", sussurrò.
Quelle parole mi elettrizzarono. Appena la porta si chiuse alle nostre spalle, mi gettò le braccia al collo e le sue labbra si schiusero sulle mie. Non fu un bacio, fu un’affermazione. La sua lingua, fresca e sapiente, esplorò la mia bocca con un misto di dolcezza e una malizia che mi fece perdere completamente la testa. Il sapore della sua bocca, della sua saliva, mi stordì.
"Ho riflettuto per giorni", mormorò staccandosi, il respiro affannoso.
"Ho deciso di togliermi questo sfizio. Chiudi la porta."
Mancava l'aria in quel cubicolo angusto. Dopo aver sbarrato l'ingresso, vidi lei inginocchiarsi davanti a me con un'intenzione chiara e determinata. Con gesto sicuro, abbassò il mio costume fino alle ginocchia, liberando il mio sexo, già duramente eretto.
"Dio, com'è bello", esclamò con un sorriso lascivo. Lo afferrò, lo soppesò con ammirazione, poi, dopo aver scostato delicatamente il prepuzio, iniziò a leccarne la punta con la punta della lingua. Una scossa elettrica mi percorse la schiena. Poi, aprì le labbra e lo fece scivolare in profondità nella sua bocca calda e umida. Era un'esperienza travolgente, abile e vorace. Le sue abili lingue ed aspirate mi portavano rapidamente verso l'orlo del piacere.
Quando sentì che ero vicino, si alzò. Si tolse lo slip del bikini, si girò e, appoggiando un piede sul water, mi offrì la vista delle sue natiche toniche e della sua fessura già umida e invitante.
"Dai, vieni", ordinò, allargando le labbra con una mano. "Facciamo in fretta."
Avevo voglia di assaggiarla, di prepararla con la lingua, ma mi bloccò.
"Vieni", ripeté, sollevandomi il mento. "Adesso. Fai piano, è da tanto che non lo faccio."
Le sue parole furono l'ultimo detonatore. Mi bagnai la mano con la saliva e la passai sul suo sesso e sul mio glande. Poi, posai la punta del mio cazzo sulle sue labbra bagnate e spinsi con delicatezza. Un gemito soffocato le sfuggì mentre superavo la resistenza iniziale.
"Aahh… piano…"
Ma nonostante le sue parole, fu lei a arretrare con i fianchi, fino a che il mio pube non aderì completamente al suo sedere.
"O Dio…", gemette.
"Non mi sono mai sentita così piena."
Afferrai i suoi fianchi e iniziai a muovermi. Inizialmente lento, cercando un ritmo, poi sempre più profondo e deciso, assecondando il crescere dei suoi gemiti.
"Sì… così… dai… è meraviglioso…", ansimava lei.
L'odore del sesso e del nostro sudore riempiva l'aria. La sua figa era stretta e avvolgente, e le sue pareti interne mi massaggiavano il cazzo in modo così intenso che sapevo non sarei durato a lungo. Ma fu lei a venire per prima.
"Sto venendo! Oh Dio, sto venendo!", urlò soffocatamente, e fui costretto a coprirle la bocca con una mano. Sentii le sue convulsioni orgasmiche stringermi come una morsa, e quello fu il segnale. Cercai di tirarmi fuori per sborrare, ma lei si oppose con forza.
"No! Vienimi dentro. Voglio sentirti scoppiare dentro di me."
Quella richiesta mi fece impazzire. Rinfilai il mio cazzo nel suo calore e con pochi, profondi colpi, esplosi. Un fiume caldo di seme si riversò nel suo utero, mentre lei gemeva di piacere.
"Sì… com'è caldo… mi riempi tutta…"
Rimanemmo così per un minuto, appoggiati al muro, a recuperare il fiato, uniti ancora dal mio cazzo che lentamente si afflosciava dentro di lei. Quando mi separai, un rivolo bianco le colò lungo la coscia.
Si girò, mi prese il viso tra le mani e mi baciò con una passione ancora più bruciante di prima.
"Non ho mai goduto così in vita mia", sussurrò contro le mie labbra. "È stato perfetto."
Non riuscivo a parlare. Le accarezzai le spalle, ancora tremante.
"Esci tu per primo", disse, sedendosi sul bidet.
"Io mi lavo e ti raggiungo."
Mi ripulì alla meglio, mi rimisi il costume e uscii, cercando di apparire normale. Quando lei tornò all'ombrellone, aveva il viso raggiante e un sorriso appagato.
"Grazie", sussurrò, sedendosi accanto a me.
"Ne è valsa la pena."
"Domani arriva mio marito."
"Ti prego, facciamo finta di nulla. Solo un cenno di saluto."
"Non preoccuparti", la rassicurai.
"Non rovinerei mai la tua famiglia."
"Chissà", disse, con uno sguardo carico di nostalgia."
"Forse, l'anno prossimo."
"Forse", risposi.
Ma non tornai mai più in quel bagno. Quell'incontro, intenso e perfetto, rimase e rimarrà un bellissimo ricordo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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